Hatz Italia ha sicuramente certificato la propria resilienza agli effetti più deflagranti della pandemia. Sono 2.050 i motori venduti nel corso del 2020, a fronte dei 2.100-2.200 pezzi ‘consueti’. In più, i primi riscontri della versione elettronica dei mono e del 3 cilindri serie H inducono all’ottimismo. Su DIESEL di aprile (a pagina 14) l’intervista integrale a Maurizio Ferrarini, che siamo andati a trovare a Bomporto, nel modenese. Qui vi proponiamo un estratto.

Com’è andato il tribolato primo anno di Covid per Hatz Italia?

L’anno di Covid ha registrato un crollo in primavera, con un disastroso mese di aprile, segnando un marcato recupero a partire da maggio. Il recupero è stato sensibile anche se non integrale. Non abbiamo equiparato il fatturato dell’anno precedente anche in ragione delle difficoltà della casa madre in merito alle forniture, a macchia di leopardo come gli effetti della pandemia sullo scacchiere globale. I fornitori, si sa, oramai sono ubicati ovunque. Il calo è stato generalizzato, uniforme, e non ha coinvolto determinate famiglie di motori o applicazioni. 

Hatz Italia

Effetto prebuy?

Il prebuy ha condizionato alcuni clienti, congelando taluni progetti, e la proroga di un anno concessa dall’Unione Europea ha determinato un ulteriore ritardo. Questi progetti, partiti nel corso di questi ultimi mesi, si concretizzeranno verso la fine dell’anno.

Con gli H50 abbiamo convinto Varisco a rimotorizzare una motopompa con il nostro 3 cilindri common rail. Hanno sostituito un motore a iniezione meccanica, capace di 25 chilowatt, con il 3H50T, per restare entro i 19 chilowatt ed evitare così il Dpf. Il valore di coppia è però estremamente alto, superiore a quello erogato in precedenza. Hanno giocato a nostro favore anche la leggerezza e la compattezza. 

Nel 2020 abbiamo piazzato 2.050 motori rispetto a una media di 2.100-2.200 pezzi, quindi con un’emorragia contenuta. Le applicazioni della serie H sono le più svariate, non si limitano all’ambito delle macchine stradali, che in Italia sono ormai scomparse. Il fiore all’occhiello rimangono le piastre vibranti, seppur con numeri limitati. Equipaggiamo anche macchine di nicchia, come le spruzzatrici dell’emulsione di catrame. Abbiamo intavolato una collaborazione con Mosa Bcs, per la motorizzazione di un modello di gruppo elettrogeno. Siamo presenti tra i costruttori di piattaforme aeree, tra cui Palazzani, Easy Lift, Platform Basket, Multitel Pagliero, Cela ecc.

Stiamo assistendo al ritorno delle motopompe. Molte di queste oramai sono incapsulate, spesso destinate alla cantieristica e omologate Stage V. Ci rivolgiamo anche all’estrazione delle acque sporche. Siamo tuttavia anche presenti su applicazioni orientate all’irrigazione, dove peraltro rivendichiamo clienti come Idrofoglia. Tra i nostri assi nella manica, c’è anche il motore 2G40, bicilindrico ad aria, unico sul mercato certificato Stage V in questo livello di potenze.

Hatz Italia e l’elettronica?

Hatz incentiva l’utilizzo di motori elettronici, che permettono strategie di controllo della macchina impensabili con i motori meccanici. Il controllo attraverso il protocollo CAN BUS J1939 consente il monitoraggio continuo del dialogo tra motore e macchina

Hatz Italia

I nuovi motori monocilindrici E1 si affidano integralmente al controllo elettronico dell’iniezione; questa novità permette a diversi Oem il controllo dei parametri relativi ai motori Hatz in qualsiasi cantiere. A Ruhstorf è stato creato il team Hds che gestisce la diagnosi da remoto. Il tool diagnostico Hds2 è stato sviluppato da Hatz in concerto con Bosch, che ha curato sia l’impianto d’iniezione dei mono elettronici E1 che della serie H.

Non abbiamo ancora sviluppato una app, che è però in corso di definizione. L’evoluzione digitale è oramai completa.

L’ARTICOLO COMPLETO A PAG.14 DI DIESEL APRILE

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