Se cercate di unire i puntini tra le parole Boni Motori Marini, Agco e Stage V, sappiate che dovrete prima leggere l’articolo pubblicato a pagina 36 di DIESEL Maggio.

Boni, Agco e lo Stage V: qualche stralcio

Per chi non volesse leggere l’articolo integrale anticipiamo qualche stralcio. Boni si è mosso – e come si è mosso – imprimendo il proprio marchio sull‘omologazione Stage V per la navigazione nelle acque interne con potenza inferiore a 129 chilowatt, indipendentemente dal numero di giri. D’altra parte, il legislatore ha assimilato i motori per acque interne ai motori off-road, sforbiciando in modo risoluto le emissioni all’elica. A Cesenatico si sono allora posti la domanda più ardita: “E se riutilizzassimo i motori attualmente disponibili, sprovvisti cioè di alcun tipo di post-trattamento?” In effetti, le sale macchine si risparmierebbero diverse scocciature, per questioni di spazio, che latita, e di shock termici, dal momento che le temperature possono addirittura superare i 700 gradi. 

Lo Stage V senza post-trattamento

E così ci hanno detto che «la rigenerazione richiede tempi troppo lunghi, talvolta superiori al tempo stesso di lavoro». Come muoversi, dunque? «Il sindaco Brugnaro ha deciso che a Venezia si circola solo con ibrido ed elettrico» ci rispondono «oppure con lo Stage V». Una precisazione che salva capra (il rispetto dei parametri di emissione) e cavoli (tutto il resto, coronarie degli addetti ai lavori comprese…). «L’elettrificazione porta con sè diverse criticità: le applicazioni sono concepite per l’emergenza e non esiste un adeguato regolamento Rina o Veritas per la propulsione. Oltretutto c’è il problema irrisolto dell’autonomia, la raccolta rifiuti richiede potenza, per fare compattazione e altre operazioni. Le posso dire che la Vesta ha realizzato un’imbarcazione ibrida con un motore Agco Stage V». 

BONI E SCANIA

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