Bimotor ha fornito alla Visa dei fratelli Barro due motori Fpt Industrial da 100 kVA che servono ad alimentare i gruppi elettrogeni di supporto a ogni tappa del Giro d’Italia, partito lo scorso 8 maggio da Torino e destinato a concludersi il 30 maggio con la cronometro finale di Milano, storica meta di arrivo del Giro.

Così come storico, e sportivamente affascinante è il filo che lega Bimotor – distributori di motori Fpt Industrial con sede a Ciriè, in Piemonte – proprio alla gara ciclistica più amata dagli italiani. Non tutti, infatti, sanno che, scorrendo l’albo d’oro del Giro, per ben tre volte (1921, 1922 e 1926) compare il nome di Giovanni ‘Giuanin’ Brunero come vincitore della corsa.

Dalle vittorie al Giro d’Italia alla fondazione di Bimotor

Oltre a essere stato un grande ciclista, Giovanni Brunero avrebbe poi fondato proprio Bimotor, tuttora retta dalla famiglia Brunero. Così l’azienda racconta questa bella storia di sport e spirito imprenditoriale. «Lo ‘stradista’ Giovanni Brunero è alle origini della storia di un’azienda che – da quei ruggenti anni 20 – con la medesima resilienza, passione, volontà e tenacia, si pone ancora oggi traguardi sempre più sfidanti. Come il suo campione, Bimotor, lontana dalle luci dei riflettori, ha saputo macinare chilometri nel tempo, allenandosi senza sosta per poter sfruttare le opportunità del mercato e diventare, così, attualmente, il più grande distributore di motori diesel d’Europa e l’azienda di riferimento per i motori per applicazioni industriali e marine, grazie al suo stock di 2.200 motori e alla sua trentennale esperienza nell’integrazione dei sistemi propulsivi all’interno di ogni tipo di macchinario o imbarcazione».

Il Trofeo senza fine, riservato oggi a chi si aggiudica il Giro d’Italia

Un personaggio schivo

Tornando a Giovanni Brunero, «si racconta come, anche dopo la sua vittoria più bella, il Giro d’Italia del 1921, Giuanin se ne fosse tornato tranquillamente da solo e in bicicletta alla sua casa di Ciriè, senza neppure immaginare la folla festante nel frattempo radunatasi alla stazione ferroviaria, per festeggiare il suo arrivo, con tanto di banda musicale, sindaco e autorità cittadine. Tanto che, poi, per non deludere le aspettative dei suoi concittadini, una volta rientrato a casa ed avvisato dei festeggiamenti programmati per lui, dovette affrettarsi a girare la bicicletta, recarsi alla stazione precedente, prendere il primo treno di passaggio e fare l’atteso arrivo in città, per raccogliere un po’ della meritata gloria, così poco familiare alla sua indole».

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