Nella sede italiana di ifm electronic, ad Agrate Brianza, nel milanese, abbiamo incontrato Paolo Rocca, che si occupa di digitalizzazione in un settore complesso come quello delle applicazioni mobili. Con lui abbiamo parlato a lungo delle grandi opportunità che le soluzioni che rientrano sotto l’etichetta di Industria 4.0 per costruttori e utilizzatori di macchine mobili. Chi pensa che tale questione sia futuribile potrebbe perdere molte di queste opportunità…

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La gamma di soluzioni Ecomat Mobile di ifm

Qual è il punto di vista di ifm electronic sulle logiche 4.0 applicate alle macchine mobili?

DANA E IL FEELING CON L’ITALIA…

Soluzioni che potremmo ricondurre al 4.0 sono già state implementate con ottimi risultati sulle macchine mobili. Quello che, come ifm, vogliamo fare è semplificare l’approccio alle soluzioni 4.0-ready, rivolgendoci a una fascia di utenti che, al momento, possono non avere le idee chiare su come integrare un sistema hardware/software così composito all’interno di una qualsiasi macchina mobile. Noi siamo costruttori di componenti, non system integrator. Ma forniamo un intervento più consulenziale.

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Le macchine agricole sono tra le principali applicazioni delle soluzioni ifm per le macchine mobili

Qual è il livello di consapevolezza, attualmente, nel settore delle macchine mobili?

Non certo elevato, anche se in crescita. La tecnologia permette oggi di affrontare i problemi anche in remoto, grazie a sistemi in grado di effettuare monitoraggio, diagnostica e persino interventi.

IL PROGETTO ‘SMART’ DI FASTER AD AGRITECHNICA

Quello che ifm propone attualmente è una sorta di binomio tra comunicazione locale e remota. Un’architettura di comunicazione bidirezionale composta sì dall’hardware (sensori, Plc, centralina, controller, connessioni) ma anche da servizi, come il cloud customizzabile, che mirano a favorire l’integrazione.

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Tutto questo come s’incastra con il motore e la catena cinematica?

I dispositivi IoT consentono di rilevare dati importanti che riguardano il motore, come il consumo di diesel o di urea, per esempio. Tramite il Plc questi dati vengono inviati al cloud, disponibile per ogni client collegato da remoto. ifm ha pensato a un’architettura ad albero che include il costruttore, il dealer e i clienti finali. Oppure, il costruttore, i suoi clienti finali e i vari dealer a cui esso decide di affittare le macchine.

Una vera e propria scatola nera, insomma, che dialoga con il cloud, dove si trovano le matrici di parametrizzazione.

 

Continua a leggere l’intervista integrale sul numero di marzo di DIESEL. Questo il link per abbonarsi.

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